INSIEME PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE. PAROLA D’ORDINE COLLABORAZIONE

Quello degli animali d’affezione è un tema che identifica il grado di civiltà di una buona amministrazione. Mantenere l’equilibrio tra il diritto dei possessori di animali e il rispetto di chi, magari, non ne condivide la passione, non è semplice, ma può essere raggiunto grazie alla coordinazione tra istituzioni, cittadini e associazioni. Fare rete e collaborare, trovando nuove soluzioni che permettano una serena convivenza tra animale e uomo, deve essere un obiettivo da perseguire e lo si può fare attraverso la creazione di gruppi di addetti ai lavori specializzati. Un importante strumento per la lotta contro il randagismo è la nuova legge regionale del 7 febbraio 2020 sulle “Norme sul controllo del randagismo e anagrafe canina e protezione degli animali d’affezione”. La Puglia è seconda, dopo la Lombardia, per obbligo di microcippatura dei gatti e cani. Questo serve per bloccare il traffico da sud a nord degli animali, di cui spesso si perdono le tracce. Ma la microcippatura dei gatti è solo uno degli elementi della legge che si concentra anche sulle gare d’appalto per la gestione dei canili sanitari. Non più gare al ribasso che creano una situazione di totale degrado di alcune strutture che più che canili sembrano delle prigioni, con scarse condizioni igienico-sanitarie. Fino ad oggi c’è stata molta confusione; il volontario spesso si sostituiva all’istituzione per riempirne il vuoto normativo. Ad oggi questa legge disciplina finalmente il ruolo del volontario. Ma cosa si può fare a Modugno per rendere più efficace la lotta al randagismo? Ne abbiamo parlato con i rappresentanti di due associazioni che si occupano di animali, Daniela Fanelli, coordinatore regionale dell’Enpa, Ente nazionale per la protezione degli animali e Ezio Fiorenza, presidente di Legambiente Modugno.

 

“In base alla nuova legge esiste l’obbligo del censimento delle colonie feline, per capire l’entità della quantità del randagismo, per le sterilizzazioni e interventi di derattizzazione mirati per non far del male ai gatti – spiega Ganiela Fanelli –  Le “gattare” sono persone silenziose che si occupano, a loro spese, delle colonie feline. A bari c’è il tesserino del gattaro. Iniziativa bella ma migliorabile. Se ne occupa la Lav. La colonia viene censita e il volontario, con il tesserino, ha il diritto di sterilizzare gratis il gatto. Abbiamo anche creato un gruppo per raccogliere cibo e distribuirlo tra i volontari. L’importanza delle colonie feline nell’ecosistema urbano non è da sottovalutare. Il discorso dei gatti liberi è molto delicato. Il gatto è un animale predatore, caccia lucertole, topolini e uccellini, anche se ha mangiato. Tenere sotto controllo il numero delle colonie significa anche tutelare un ecosistema”.

Le associazioni possono fare molto nel supporta ad un’amministrazione virtuosa che voglia effettivamente garantire il rispetto della coesistenza del cittadino con l’animale, sia esso d’affezione o randagio.

“Legambiente è un’associazione che si occupa anche di animali fa sapere Ezio Fiorenza, presidente di Legambiente Modugno – ogni anno stiliamo un report sulle risorse e il numero di animali che sono presenti nel territorio. Il dato negativo che emerge è che solo il 15 % dei comuni in tutt’Italia ci da dati precisi. Si potrebbe fare molto di più. Le associazioni devono essere da supporto alle istituzioni, fare da coordinamento sia tra le altre associazioni del territorio, sia con volontari e progetti di sensibilizzazione all’educazione nel rispetto dell’ambiente e degli animali, che deve partire dalle scuole”.

A Modugno ci sono due progetti di creazione di aree di sgambamento cani, una che dovrebbe sorgere a Parco San Pio, una nella zona di via San Giuseppe. Un’ottima iniziativa che permetterà ai proprietari e conduttori di cani di poter passeggiare tranquillamente e ai bambini di vedere l’area gioco a loro dedicata come zona franche. Ma chi tutelerà queste aree? Chi garantirà che l’inciviltà e il degrado non riducano queste aree a maleodoranti strade piene di deiezioni canine? Son le domande che si è posto un condomino dello stabile che dovrà convivere con una futura area di sgambamento cani. La risposta a questa domanda non è altro che quella che abbiamo sempre perorato: facciamo rete. Ascoltare le perplessità dei cittadini e creare, attraverso le associazioni un’organizzazione di vigilanza e tutela che promuova anche comportamenti virtuosi e educativi per i padroni dei cani.

Altra nota dolente è quella della mancanza, sul territorio modugnese, di un canile sanitario. Questo non è solo una mancanza della nostra città perché, come ha fatto notare Daniela Fanelli, solo 18 comuni hanno canili sanitari, ma non tutti sono agibili.

“Siamo indietro nella struttura dei canili sanitari, che devono essere il primo strumento nella lotta al randagismo – spiega – Modugno ha una convenzione con Bitonto, ma fino a febbraio questa cosa era illegale perché il canile doveva essere sul territorio. Il canile può essere comunale o consortile. Si dividono le spese di costruzione, allestimento e gestione. Perché è importane il canile sanitario? Perché se ben gestito potrebbe garantire un futuro per l’animale che vi entra. Il cane che accede deve fare la profilassi, procedere all’adozione o re immissione del territorio. Permettere ai cani di non passare tutti i suoi anni in un box è risparmio dei soldi pubblici, evitando il fenomeno della galera a spesa dei contribuenti”.

Permettere quindi alle associazioni di privati di collaborare nella gestione di questi enti pubblici garantirebbe un miglioramento degli stessi e riempirebbe quella lontananza che spesso i volontari percepiscono dall’amministrazione quando si tratta di animali.

“Il volontario, che si occupa di colonie feline o sterilizzazione di cani randagi o abbandonati, è spesso lasciato solo a combattere una battaglia che è nell’interesse di tutti – conclude il candidato sindaco Fabrizo Cramarossa – Deve essere supportato e inserito in una rete di istituzioni e associazioni che possono normarne il comportamento e garantirne la tutela, rendendo più efficace il suo lavoro sul territorio. Gli strumenti ci sono, come l’adozione del tesserino dei tenutari di colonie feline o la creazione di un coordinamento di associazioni animaliste del territorio, sulla scia di quelli già esistenti a Bari o nell’intera regione, basta metterli in pratica”.