QUALE DESTINO PER PORTO TORRES? Dopo la diffamazione, la Verità.

 

Già prima della scelta di andare di persona a incontrare i residenti, come Consigliere Comunale, e sentire dalla viva voce di chi ci abita le perplessità e le ragioni della contrarietà di alcuni di loro alla soluzione proposta dalla Amministrazione, dal profilo facebook del Sindaco sono stato diffamato per aver invitato i cittadini a non firmare il documento predisposto dalla Amministrazione, alludendo inoltre a promesse di favori e di posti di lavoro.

Queste accuse oltrechè diffamatorie sono prive di fondamento. L’Amministrazione ha scelto di percorrere una strada, quella dell’acquisizione al demanio pubblico, mediante cessione privatistica delle particelle condominiali del quartiere, che sarebbe valida solo se TUTTI i residenti firmassero. Basterebbe quindi che solo uno decidesse di non firmare, gli sforzi compiuti fino ad ora risulterebbero vani e la zona di Porto Torres ricadrebbe nuovamente nel limbo. Ci sarebbe, invece, una strada più semplice e meno farraginosa che permetterebbe di raggiungere lo stesso risultato e che è stata da subito inspiegabilmente scartata: quella della “Dicatio ad patria”. La realizzazione della fogna bianca, opera necessaria all’interramento delle FAL, conferirebbe alla stessa viabilità interna a Porto Torres lo status di bene pubblico, che potrebbe essere garantito mediante un semplice atto deliberativo di presa d’atto. Cosi la viabilità interna di Porto Torres diventerebbe, di fatto, pubblica, senza necessità di raccolta delle firme di TUTTI i residenti. Inoltre nel 2014 l’ingegner Susca, originario proprietario unico dell’intera area collettiva, aveva già sottoscritto una manifestazione di intenti alla cessione e la proprietà unica, prima del frazionamento, avrebbe giovato alla Dicatio. Quindi il mio invito ai residenti, contrariamente alla diffamazione di cui sono stato oggetto, è stato di firmare quella procedura, ancorchè farraginosa e complicata.

Se questa procedura dovesse fallire, per la mancanza anche solo di una firma, sapremo per certo di chi è la responsabilità. In quel caso non resterebbe che seguire la strada della Dicatio ad Patriam.