SBLOCCHIAMO LA CITTA’ IN-ATTESA. PROMUOVIAMO L’URBANIZZAZIONE SOSTENIBILE

Modugno è una città in-attesa sia per la sua condizione di immobilità nell’ambito urbanistico, sia perché racchiude in se ancora molte sorprese che bisogna cogliere, nel rispetto del territorio. La città può ancora essere capace di esprimere risorse ma oggi è una città imbruttita, non solo dal punto di vista urbanistico ma anche sociale. Le relazioni tra le persone si sono rarefatte per mancanza di luoghi di aggregazione, con un impoverimento del tessuto economico su tutto il territorio. Ma come far coincidere la necessità di far ripartire uno sviluppo urbano con la necessità e il dovere di rispettare e preservare il territorio? Ne abbiamo parlato con esperti del settore, il docente di teoria e storia della forma urbana presso il Dicar del Politecnico di Bari Giovanna Mangialardi, il vice presidente dell’ordine degli ingegneri della provincia di Bari, membro dell’osservatorio del Mercato immobiliare, struttura che afferisce all’agenzia delle Entrate Ing. Beppe Bruno e l’architetto Antonello Sabato, libero professionista modugnese.

 

Impossibile pensare al futuro senza guardare cosa è successo nel passato, evidenziare eventuali criticità e comprendere come superarle. La docente Giovanna Mangialardi ha compiuto un excursus storico che parte dall’origine del piano regolatore, nei lontani anni 80’, che a seguito di travagliate situazioni è stato prima approvato e poi reso oggetto di modifiche e aggiornamenti.

“Il piano urbanistico nato negli anni 80’ è quello tutt’ora in vigore ma, per molti aspetti, può considerarsi obsoleto – spiega – sono cambiate le esigenze economico sociali e ambientali e, per questo, sono necessarie  innovazioni. Nel tempo si sono avvicendati numerosi provvedimenti per cercare di integrare il documento originale, ma in realtà non si è ancora ottenuto un documento chiaro che possa essere unitario e chiarificatore. Con gli aggiornamenti che si sono susseguiti nel tempo si è ottenuto solo di appesantire l’iter, con il risultato di rendere complessa la gestione. La strategia da attuare è cambiare rotta, ripianificare e rivedere l’impianto del piano regolatore senza rimanere bloccati su uno strumento obsoleto. Creare un nuovo governo del territorio con sistematizzazione dell’impianto normativo”.

È necessario quindi ripensare al governo del territorio con un’agenda fatta di idee e di programmi a breve termine, che puntino a ridare slancio al territorio già urbanizzato, non potendo prescindere dalla riqualificazione dell’esistente, dall’approvazione di strumenti urbanistici snelli e chiari per tutti e dal potenziamento delle infrastrutture viabilistiche e di interesse comune della Città. Per troppo tempo si è fatta una vera e propria “Guerra santa” dell’uno contro uno sulla questione edilizia, uno scontro che ha portato solo alla paralisi e all’impoverimento del paese.

“Dispiace che non si faccia capire che lo sviluppo dell’assetto urbano contribuisce a creare Pil, ricchezza e benessere economico per tutte le classi – afferma il vice presidente dell’ordine degli ingegneri della provincia di Bari, e membro dell’osservatorio del Mercato immobiliare Ing. Beppe Bruno – non bisogna demonizzare l’urbanistica ma rivederla in chiave di sostenibilità. Intervenire sul patrimonio edilizio significa rivalutare quello che c’è. L’intervenire su zone urbanizzate significa eliminare il degrado. Ci sono incentivi per chi fa un’azione di riqualificazione urbanistica spinta, cioè ricostruisce e riqualifica quello che è già esistente. La sostenibilità è un criterio di carattere essenziale, evita il consumo di suolo ed evita l’effetto dei quartieri vuoti. La sostituzione edilizia è un‘operazione sicura e sostenibile”.

Il piano urbanistico degli anni 80’ si basava quindi su un concetto di città che oggi risulta superato e non più attuabile. L’espansione della Città non è quella che ci si aspettava in quegli anni, e oggi vi è l’esigenza di una maggiore qualità e servizi. Come far coincidere quindi l’esistenza di quartieri vuoti e una prospettiva di creare nuove zone di espansione? La risposta è il varo di uno strumento unico e condiviso, il Pug, che andrebbe a superare il vetusto piano regolatore vigente e che permetterebbe una nuova spinta, nel completo rispetto del territorio e della sostenibilità ambientale.

“Modugno negli anni 80’ aveva un piano di fabbricazione e all’epoca i piani regolatore erano simili da città a città, quasi fotocopiati. Poi il piano veniva vestito su misura anche dalla politica – fa sapere l’architetto Antonello Sabato – a Modugno questo purtroppo non è avvenuto. Far ripartire l’edilizia significa fare uno studio del territorio e delle reali esigenze. Creare un piano fluido che possa essere aggiornato e plasmato con esigenze del territorio stesso che mutano rapidamente. Un programma che passa inevitabilmente dall’approvazione del PUG, con particolare attenzione a non consumare ulteriormente territorio dove esso è già ampiamente urbanizzato e con attenzione a promuovere un piano razionale di edilizia efficiente e di qualità nelle zone di espansione, senza ovviamente dimenticare i diritti edificatori ormai consolidati ed i Piani attuativi già presentati”.

 

La creazione di un concetto di Comunità viva, attiva e sana non può prescindere dalla struttura della Città in cui quella comunità vive. Creare aree verdi, piste ciclabili, luoghi di aggregazione e centri sportivi serve non solo a contribuire a debellare la “solitudine urbana”, ma anche a rendere più appetibile il territorio e fare Pil. Riqualificare l’esistente e contemporaneamente promuovere lo sviluppo nelle aree di espansione, dove sarà possibile soddisfare le richieste esigenti del mercato, nella direzione della piena efficienza energetica.

Per tutto questo è necessario completare l’iter della variante al fine di mettersi alle spalle definitivamente più di un lustro di paralisi della città e finalmente dotarsi di uno strumento urbanistico dalle regole certe e chiare, che tenga conto della reale portata demografica della città e delle mutate esigenze del mercato, che chiede immobili efficienti e di qualità; quindi da un lato tuteli la città contro gli abusi edilizi e dall’altro promuova interventi di edilizia virtuosa ed ecosostenibile, sempre nel rispetto di un territorio già consumato. Basta immobilismo e guerre sante, riscopriamo una la Modugno in-attesa.